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Sfida tra Stati Usa per far pagare meno tasse
view post Posted on 21/5/2009, 08:28Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 9/11/2009, 16:10


In America i ricchi non piangono se le tasse aumentano. Semplicemente, cambiano aria e relativo regime fiscale. La storia di Tom Golisano è un paradigma, e può servire come caso da studiare per i nostri governatori che si preparano al futuro federalismo italiano. Il 15 maggio Golisano ha rotto gli indugi, ed ha annunciato che la sua casa a Naples, in Florida, dove già passa qualche mese ogni anno, diventerà la sua residenza ufficiale. Addio a New York, e addio al governatore democratico David Peterson, che ha alzato l’imposta statale dal 6,85% all’8,97% per chi ha un reddito oltre i 500 mila dollari. In aggiunta agli incrementi dei tributi federali che sono programmati da Obama per l’anno venturo, il miliardario avrebbe dovuto pagare 4,7 milioni di dollari di sole imposte statali, 1,1 milioni in più di quanto ha versato per il 2008. Al caldo della Florida ora non pagherà un centesimo, poichè lo Stato di Miami è tra quelli a tasso zero di reddito personale, come l’Alaska, il Nevada, il New Hampshire, il South Dakota, il Tennessee, il Texas, il Washington State e il Wyoming.

L’emigrante
Golisano, 67 anni, è un miliardario di Rochester, la città dove langue la decaduta Eastman Kodak, a nord nello Stato di New York sul lago Ontario. La sua azienda Paycheck, fondata nel 1971 e specializzata in gestione di paghe e contributi, è invece sempre florida e lo ha portato nella lista di Forbes dei 600 più ricchi del mondo, con una fortuna valutata 1,7 miliardi. È il padrone della squadra di hochey dei Sabres di Buffalo, ma è più noto per la generosa filantropia: dalle università locali alla Clinton Global Initiative, sono tantissime le istituzioni che hanno tratto beneficio dallo spirito tipicamente americano dell’imprenditore che si fa da sè, e sente l’esigenza di "ridare alla comunità". Alla comunità, ma non al governo spendaccione. Politicamente, Golisano è un libertario che ha cercato tre volte, senza successo, di diventare governatore, presentandosi come leader del Partito Indipendente locale, di cui è stato il fondatore. Un personaggio vulcanico con un’idea chiara anche se oggi decisamente fuori moda: meglio un governo piccolo, che spende poco e non opprime di tasse i suoi cittadini. L’esatto contrario di ciò che fa oggi l’amministrazione democratica di Peterson, che ha gonfiato il budget statale con un aumento delle spese del 9% e delle imposte per 8 miliardi di dollari. Se Peterson contava di tosare ancora di più i ricconi alla Golisano ha fatto male i suoi conti. L’abbandono dell’imprenditore ha fatto notizia sui giornali per la sua notorietà, ma le migrazioni per motivi fiscali da uno Stato all’altro sono una realtà, e non da oggi, come appare dalle statistiche degli economisti. Arthur Laffer, Stephen Moore e Peter Tanous l’hanno documentato nel libro del 2008 "La Fine della prosperità - Come le tasse più alte condanneranno l’economia, se lasciamo che ciò accada", e il trend è confermato da una ricerca pubblicata in marzo, "Ricchi Stati Poveri Stati", a cura del Legislative Exchange Council. Il gap tra gli Stati ad alte tasse e quelli a basse tasse si sta ampliando, e ciò significa che traslocare dalla California, da New York o dall’Ohio verso i "paradisi tributari nazionali", come il Texas o il Tennessee, è operazione sempre più conveniente ed attraente.

Lo studio
Uno studio del professor Richard Vedder della università dell’Ohio ha rilevato che tra il 1998 e il 2007 più di 1.100 persone ogni giorno, comprese le domeniche e il Thanksgiving, sono emigrate dai nove Stati con le imposte locali più pesanti - dall’8% all’11% di tassa personale marginale sul reddito: Hawaii, Maine, Ohio, New Jersey, Oregon, Vermont, Maryland, California, New York - ai nove, citati sopra, con tasso zero.

Le percentuali diverse di crescita della popolazione confermano la migrazione: mentre tra il 1997 e il 2007 gli abitanti sono aumentati del 45% in Nevada, del 21% in Texas, del 20% in Florida, per esempio, la popolazione è cresciuta di solo il 3% a New York, del 2% in Ohio, del 4% in Vermont e del 5% nel Maine. Parallelamente, la crescita degli occupati è stata del 45% in Nevada, del 25% in Florida, del 28% nel Wyoming e del 20% in Texas, stati tax free. E’ stata invece inferiore al 10% a New York (8%), nel Kentucky (9%), nell’Ohio (1%) e nel New Jersey (9%). Infine, il dato forse più significativo: la crescita del reddito personale è stata del 119% in Nevada, del 97% nel Wyoming, del 91% in Texas, mentre in Ohio è stata del 44%, nel Maine e nel Kentucky del 60%, nell’Oregon del 61%, nel New Jersey e nelle Hawaii del 62% e a New York del 64%.

Il caso Dakota
C’è un caso che più degli altri dimostra che le tasse non redistribuiscono la ricchezza, ma piuttosto redistribuiscono le persone. E’ quello dei due Dakota: sono uguali per clima, per economia agricola, per cultura; ciò che li divide è una linea dritta tracciata nei campi di grano. Eppure, il Nord Dakota è il secondo peggiore Stato nell’elenco di quelli da cui la gente emigra, mentre il Sud Dakota è tra i primi 10 che attraggono nuovi residenti. Perché? Avete indovinato. Il Nord ha la tassa statale sul reddito, il Sud non ce l’ha.

http://www.libero-news.it/articles/view/545693
 
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